Esuberi alla Finder Pompe: l’Amministrazione comunale non resti a guardare

E’ di questi giorni la notizia, rilanciata dagli organi di stampa, che ben 39 licenziamenti sarebbero imminenti in un’importante azienda del nostro territorio: la Finder Pompe. Presente in paese dal 1952, come Pompe Vergani, e successivamente acquisita da un fondo finanziario, è ora proprietà della multinazionale statunitense Dover Corporation, attiva nella produzione di pompe industriali per l’oil&gas, settore che ha subito negli ultimi anni un drastico calo in seguito al crollo del prezzo del petrolio.

Preoccupati per questa situazione di grave crisi che coinvolge, tra gli altri, anche alcuni lavoratori meratesi, abbiamo rivolto un appello al Sindaco Massironi affinché, di concerto con gli altri Amministratori del territorio e con la Provincia, prenda contatto con la proprietà e le parti sociali ai fini di supportare una soluzione conciliatoria che preveda quantomeno il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Leggi qui il testo della lettera 20170302_licenziamenti-finder-pompe

 

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Emergenza inquinamento atmosferico: da Sei Merate una proposta concreta

Mercoledì 15 marzo 2017 la nostra lista civica promuove un incontro pubblico dal titolo “MAL’ARIA – Cosa possono fare gli Enti Locali per fronteggiare l’emergenza“,  presso l’Auditorium di Merate.

L’intento è quello di aprire uno spazio di riflessione con gli amministratori del meratese sul tema dell’inquinamento atmosferico, ai fini di individuare strategie condivise che consentano di guardare al fenomeno non esclusivamente in ottica emergenziale.

Alla serata porteranno il proprio contributo

Guido Lanzani, responsabile Qualità dell’Aria di ARPA Lombardia;

Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia;

Monica Frassoni, Presidente dei Verdi Europei (in videoconferenza da Bruxelles);

Interverranno inoltre Bruno Crippa, Assessore provinciale all’Ambiente e Stefano Fumagalli, Presidente della Conferenza dei Sindaci del meratese.

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Variante PGT: 22 osservazioni per riportarla al significato originario

Ventidue sono le osservazioni alla variante del PGT che il gruppo consiliare Sei Merate ha depositato lunedì scorso in Municipio in ottemperanza all’iter di approvazione che verosimilmente si concluderà dopo l’estate.

Attraverso le osservazioni Sei Merate intende chiedere alla maggioranza di riportare la variante al suo significato originario, quello tracciato dalla Delibera 56 del marzo 2014 che diede il via al procedimento di revisione che -è bene ricordarlo- prevedeva un “adeguamento dello strumento urbanistico al Programma Triennale delle Opere Pubbliche, “alcune revisioni cartografiche” e “la revisione delle norme per il recupero degli edifici esistenti”.

Purtroppo la variante adottata dalla sola maggioranza lo scorso febbraio va ben oltre i confini inizialmente definiti, prevedendo estese modifiche formali e sostanziali che vanno nell’ottica di una forte liberalizzazione e che rischiano di modificare in modo radicale il tessuto urbanistico della città.

Le osservazioni di Sei Merate, se venissero approvate, consentirebbero di smussare gli angoli più radicali della variante, prevedendo -a titolo esemplificativo- limitazioni ai cambi di destinazione d’uso degli immobili, il divieto di insediare sale gioco e locali di intrattenimento (FC8) nei tessuti produttivi e commerciali, lo stralcio degli esercizi pubblici dall’elenco delle funzioni compatibili previste nei tessuti storici a funzione residenziale, l’impossibilità di cumulare gli ampliamenti previsti dal PGT con quelli eseguibili in applicazione della LR 13/2009, il rafforzamento delle alberature di mitigazione per i tessuti produttivi, l’impossibilità di insediare esercizi commerciali e artigianali in edifici ubicati su aree agricole non più adibiti ad uso agricolo, l’impossibilità di utilizzare recinzioni metalliche all’interno del corridoio ecologico tra il Parco del Curone ed il Parco Adda Nord.

Una delle osservazioni verte infine sulla questione del TUC e chiede che ne venga eliminata la perimetrazione (che potrebbe dare origine a nuove edificabilità in occasione di future varianti) in funzione del reintegro della precedente definizione del Tessuto Urbano Consolidato.

L’iter di variante prevede ora l’espressione dei pareri degli organi superiori (Provincia e Regione) per poi tornare in Commissione per l’esame delle osservazioni ed infine in Consiglio per l’approvazione finale. L’auspicio è che in questi passaggi la maggioranza non si arrocchi nella difesa delle posizioni sino ad ora espresse, ma sia invece permeabile al confronto affinché si possa giungere ad una sintesi efficace.

 

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REGISTRO DAT A MERATE: il rammarico per una discussione negata

Presentando al Consiglio Comunale una mozione sull’istituzione di un Registro comunale delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT), il nostro gruppo consiliare si poneva un obiettivo molto semplice: offrire ai cittadini di Merate uno strumento di facile accesso attraverso il quale poter esercitare con maggiore certezza un diritto riconosciuto e sancito dalla Costituzione, quello all’autodeterminazione in materia di trattamenti sanitari.

Ormai da anni nessuno mette in discussione la validità del Consenso Informato in base al quale il malato, con il supporto dei sanitari, può scegliere se dare o negare il consenso all’inizio o alla prosecuzione dei trattamenti sanitari. Secondo le norme costituzionali e deontologiche, è anzi assodato che mai un medico potrà fare qualcosa senza prima chiedere al paziente se sia d’accordo. Logica estensione del Consenso Informato sono le Direttive anticipate di trattamento, che consentono di dare a priori e in anticipo delle indicazioni che avranno valore qualora la persona – per qualunque ragione – non fosse più in grado di esprimersi1.

Ora, è evidente che tali documenti possano essere conservati ovunque: in casa propria, presso famigliari o amici fidati, presso Associazioni o Enti…

Perché un Comune dovrebbe farsi carico di conservarne una copia o anche solo di dare evidenza attraverso l’iscrizione in un registro dell’avvenuta compilazione e del luogo di deposito presso un fiduciario?

Sicuramente per una ragione molto pratica che è quella di garantirne una corretta conservazione e un’accessibilità rigidamente controllata, soprattutto qualora dovessero nascere dissensi o contestazioni. Ma anche e soprattutto per dare un segnale, forse simbolico ma certo forte, di attenzione ai bisogni dei propri cittadini, sostenendo e tutelando – per quanto nei propri poteri – l’espressione di un loro diritto fondamentale. E infine per sollecitare il legislatore, affinché si arrivi finalmente ad una legge nazionale su tutte le questioni che riguardano il fine vita.

L’argomento tocca una sfera certamente delicata sotto diversi punti di vista. Ci saremmo dunque aspettati obiezioni di tipo “ideologico”, se così vogliamo dire, o “etico”, sul “senso” stesso delle Direttive anticipate…o magari di tipo “tecnico”, sulle modalità pratiche e concrete di istituzione del registro stesso, sul regolamento, sull’accessibilità, sul rispetto della privacy…Nel nostro Paese, i Comuni che hanno istituito i Registri della Direttive Anticipate – e sono oltre 160 ad oggi – hanno messo in atto scelte diverse: alcuni, come ad esempio il Comune di Milano, raccolgono in un apposito registro semplicemente gli atti notori con cui i residenti che lo desiderano comunicano di aver redatto le proprie dichiarazioni anticipate di volontà, indicando il luogo o i soggetti presso cui sono conservate (a tal fine sono state stipulate delle Convenzioni con la Fondazione Umberto Veronesi e con la Chiesa Valdese). In altri casi conservano anche il testo delle Dichiarazioni Anticipate, sigillato in busta chiusa, per l’eventuale consegna a soggetto legittimato (medico/fiduciario/altro). In altri ancora hanno addirittura predisposto dei modelli di dichiarazione anticipate a disposizione dei cittadini.

Ognuna di queste soluzioni ha ovviamente dei pro e dei contro, sui quali eravamo più che disponibili a discutere per giungere ad una scelta comune e condivisa prima ancora di arrivare in Consiglio.

La scelta della maggioranza di porre la pregiudiziale di legittimità sulla mozione ha bloccato sul nascere qualsiasi approfondimento e dibattito. Gettando, a nostro parere, più di un’ombra sulla reale volontà politica di affrontare questo argomento che tocca comunque un aspetto non secondario della vita dei nostri concittadini.

Si è in effetti fatto appello ad una circolare del Prefetto di Lecco, che a sua volta riprende una Circolare Interministeriale sulla quale, fin dalla sua emanazione nel novembre 2010 (una data quantomeno “sospetta” per la sua vicinanza con la dolorosa vicenda Englaro) sono state avanzate importanti riserve, da numerose fonti più che autorevoli, l’ANCI in primis2.

Riserve di carattere formale nella scelta dello strumento stesso della circolare: “la Circolare ministeriale è, in quanto tale, un atto amministrativo incapace di vincolare i Comuni cui è diretta. Come correttamente è stato sottolineato in dottrina, “la circolare presuppone un rapporto gerarchico tra l’ente da cui l’atto promana e quello a cui lo stesso è indirizzato” cosa che viene smentita all’interno della circolare stessa”.3

Riserve di carattere sostanziale: a fronte della contestazione, da parte dei tre ministeri, di una pretesa volontà dei Comuni di sostituirsi al legislatore nazionale nel normare una materia non di loro competenza, quale appunto quella del fine vita, attribuendo un esorbitante valore giuridico alle DAT, è stato osservato che in realtà “i Comuni non hanno posto in essere alcuna attività normativa. Con il loro operato, non hanno fatto altro che offrire un peculiare servizio ai cittadini, dando la possibilità di autenticare i testamenti biologici, di assegnare loro data certa e, in alcuni casi, di conservarne una copia presso apposite sedi. In questo modo, i Comuni non vanno ad attribuire alle dichiarazioni raccolte una valenza peculiare né vanno a riconoscere al dichiarante nuovi od ulteriori diritti rispetto a quelli riconosciuti dallo Stato: semplicemente, si limitano a fornire ai loro cittadini, ai sensi dell’art. 74 del D.P.R. n. 445/2000 un mero servizio di raccolta e conservazione di documenti che, come tale, non può ledere alcuna prerogativa statale”.4

Quanto alla neanche tanto velata minaccia di carattere erariale (per cui l’attivazione di tale registro avrebbe configurato un uso improprio di risorse umane e materiali), è evidente che o non sussiste per quanto detto sopra o avrebbe potuto essere agevolmente aggirata facendo una stima dell’impegno richiesto agli uffici e chiedendo al cittadino un minimo contributo alle spese.

In conclusione: come detto, oltre 160 Comuni in tutta Italia hanno adottato i Registri comunali delle direttive anticipate e non abbiamo notizia che alcuna di queste delibere sia mai stata impugnata dalle rispettive Prefetture (compresa quella di Lecco, nel caso dei 6 Comuni della nostra provincia che hanno portato a termine tale iniziativa). Inoltre, del fatto che la circolare prefettizia non costituisca ostacolo all’adozione del registro, magari nella forma “attenuata” della semplice raccolta di atti notori, è prova ad esempio la delibera del Consiglio Comunale di Milano5, che la cita espressamente nelle premesse. Delibera che riporta in allegato anche i pareri dei vari responsabili di servizio, tutti favorevoli o non dovuti, a differenza di quelli resi dagli omologhi del nostro Comune…

Insomma, pur comprendendo in parte le ragioni di prudenza che hanno spinto la maggioranza a porre la questione di legittimità sulla nostra mozione, restiamo amaramente convinti che esse celino – maldestramente in verità – ben altre pregiudiziali di opportunità politica e ci dispiace che ad esse venga sacrificata l’occasione di contribuire a mandare un segnale importante non solo al legislatore nazionale affinché si arrivi ad una normativa complessiva sul fine vita, ma soprattutto ai cittadini, mostrando loro come un’amministrazione possa prendersi cura dei loro bisogni e tutelare i loro diritti in tutte le fasi della loro vita.

 

 

1Con “Dichiarazioni anticipate di trattamento” (DAT) si intendono quei documenti con i quali una persona, nel pieno delle sue capacità e nelle dovute forme, esprime la sua volontà circa i trattamenti ai quali desidererebbe o non desidererebbe essere sottoposta nel caso in cui, nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse più in grado di esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso informato. Il Comitato Nazionale di Bioetica già nel 2003 ha precisato come le DAT non debbano in alcun modo essere intese come una pratica che possa indurre o facilitare logiche di abbandono terapeutico e che siano legittime solo quando esse rispettino i seguenti criteri generali:

– siano fornite di data, redatte in forma scritta, da soggetti maggiorenni, capaci di intendere e di volere, informati, autonomi e non sottoposti ad alcuna pressione;

– non contengano disposizioni aventi finalità eutanasiche, che contraddicano le regole di pratica medica e la deontologia;

– siano tali da garantire la massima personalizzazione della volontà, non consistendo nella mera sottoscrizione di moduli prestampati, e vengano redatte in maniera non generica, auspicabilmente con l’assistenza di un medico.

2In una nota del 27 novembre 2010, l’ANCI ha stigmatizzato l’operato dei tre Ministeri da cui la circolare promanava (Ministero dell’Interno, del Lavoro e delle Politiche sociali e Ministero della Salute) definendolo “un approccio manifestamente burocratico, minimalista e disattento alle motivazioni generali che possono aver mosso l’operato dei Comuni”

testo completo ad es. in http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?approfondimento_id=567

3 E. Stradella e F. Bonaccorsi – L’esperienza dei Registri delle Dichiarazioni anticipate di Trattamento sanitario tra linee guida e prospettive di regolazione del fine vita (pg. 299) all’interno del volume «Il diritto alla fine della vita» a cura di D’Alioia, Edizioni ESI, Napoli, 2012

4 ibidem, pg. 298  – E cfr anche A.PIOGGIA – I registri comunali delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento –  S.Rossi – Tre Ministri e una circolare: nota sui registri comunali delle dichiarazioni anticipate in http://www.forumcostituzionale.it/wordpress/images/stories/pdf/documenti_forum/paper/0253_rossi.pdf

5 http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/servizi/sociale/iniziative_e_progetti/registo_attestazioni_anticipate_volonta

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Lago di Sartirana: è ora di “smuovere le acque”

Con l’interrogazione di ieri sera abbiamo voluto portare all’attenzione del Consiglio il tema della Riserva di Sartirana, uno dei patrimoni naturalistici più importanti della nostra città, che nell’ultimo biennio non è certamente stato in cima ai pensieri di questa Amministrazione.

Le condizioni in cui versano le acque del lago sono purtroppo note a tutti: con concentrazioni di fosforo e azoto molto elevate (270µg/L le concentrazioni di fosforo e 0,9µg/l quelle di azoto ammoniacale, rilevati all’ultimo campionamento disponibile del dicembre 2014) e concentrazioni di ossigeno assai scarse (5,2 mg/l, al dicembre 2014) il lago versa oggi in un pericoloso stato di eutrofizzazione, tanto che in Commissione è stato definito alla stregua un “malato terminale”.

Per strappare il lago dalla triste sorte cui sembrano essere destinati i laghi morenici (quella di estinguersi e divenire delle torbiere) spetta dunque all’ente gestore -ovvero al Comune di Merate- prendere quelle decisioni che consentirebbero di “allungare la vita” a questo malato.

D’altro canto “la ricetta” la abbiamo già ed è ben dettagliata nel Piano di Gestione redatto nel 2010, che indica in 45 schede-intervento quali devono essere le azioni da mettere in atto per la salvaguardia del bacino lacustre.

Tra le azioni previste vi sono -a titolo esemplificativo- gli interventi sul collettore fognario interlacuale, che consentirebbe di ridurre i carichi esterni e la concentrazione di nutrienti, l’asportazione dello strato di sedimenti al fine di ridurre il carico trofico del bacino, il controllo dell’espansione del canneto nei canali esistenti e la creazione di nuovi canali per favorire la circolazione delle acque, la sistemazione dello stramazzo, che renderebbe possibile misurazioni di portata sull’emissario.

Come detto, però, in questi anni la Riserva non è stata certamente in cima ai pensieri di questa Amministrazione. Prova ne è che a bilancio siano stati stanziati solo 14.000€, appena sufficienti per l’ordinaria manutenzione; che il Consiglio di Gestione sia stato convocato un’unica volta nell’ultimo biennio; che non sia mai stato nominato un Comitato Tecnico-Scientifico (nonostante il Regolamento della Riserva lo preveda) e che il PIano di Gestione sia ad oggi in larga misura disatteso.

Ci auguriamo che nel prossimo futuro le cose possano cambiare e che la nostra interrogazione abbia contribuito a “smuovere le acque”.

Nelle ultime settimane, il Comune ha infatti richiesto all’ARPA i dati relativi ai parametri chimico-fisici dell’acqua del lago, è stato redatto un progetto preliminare per la creazione di nuovi canali (che ci auguriamo venga poi finanziato) ed è stato eseguito un primo monitoraggio dello stato di attuazione degli interventi previsti nel Piano di Gestione.

L’auspicio è che l’Amministrazione possa ora proseguire su questa strada, garantendo copertura finanziaria ai progetti di riqualificazione necessari, anche mediante candidatura di progetti su bandi europei. Se così fosse, garantiremmo la nostra piena collaborazione attorno ad un tema che sta a cuore a tutti, indipendentemente dal colore politico.

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Direttive anticipate: per una scelta dignitosa e consapevole

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La medicina ha fatto progressi enormi nel corso degli ultimi anni ed in futuro ci saranno ulteriori innovazioni e saranno sempre più elevate le possibilità di cura e di mantenimento della vita, anche attraverso macchine in grado di sostituire le funzioni vitali del corpo umano. Si tratta allora di capire, nelle varie circostanze nelle quali ci si può trovare, come e fino a che punto sia opportuno intervenire e soprattutto a chi spetta prendere queste difficili decisioni. In tutte le occasioni in cui sarà necessario fare delle scelte, verranno coinvolti da un lato gli operatori sanitari (che devono agire sempre secondo scienza e coscienza) e dall’altro la persona, che deve fare sempre riferimento alla libertà, all’autonomia e al diritto di autodeterminazione di cui gode. Da anni ormai nessuno mette in discussione la validità del Consenso Informato in base al quale il malato, con il supporto dei sanitari, può scegliere se dare o negare il consenso all’inizio o alla prosecuzione dei trattamenti sanitari. Secondo le norme costituzionali e deontologiche, è anzi ormai assodato che mai un medico potrà fare qualcosa senza prima chiedere al paziente se sia d’accordo. Logica estensione del Consenso Informato sono le Direttive anticipate di trattamento, che consentono di dare a priori e in anticipo delle indicazioni che avranno valore qualora la persona non sia più in grado di esprimersi.

Con “Dichiarazioni anticipate di trattamento” (DAT) si intendono infatti quei documenti con i quali una persona, nel pieno delle sue capacità, esprime la sua volontà circa i trattamenti ai quali desidererebbe o non desidererebbe essere sottoposta nel caso in cui, nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse più in grado di esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso informato.

Il tema è sicuramente delicato e non esente da possibili fraintendimenti o strumentalizzazioni, se è vero che il Comitato Nazionale di Bioetica già nel 2003 ha ritenuto importante precisare come le DAT non debbano in alcun modo essere intese come una pratica che possa indurre o facilitare logiche di abbandono terapeutico e che siano legittime solo quando esse rispettino i seguenti criteri generali:

– siano fornite di data, redatte in forma scritta, da soggetti maggiorenni, capaci di intendere e di volere, informati, autonomi e non sottoposti ad alcuna pressione;

non contengano disposizioni aventi finalità eutanasiche, che contraddicano le regole di pratica medica e la deontologia;

– siano tali da garantire la massima personalizzazione della volontà, non consistendo nella mera sottoscrizione di moduli prestampati, e vengano redatte in maniera non generica, auspicabilmente con l’assistenza di un medico.

In assenza di una legislazione nazionale in materia, permangono purtroppo ancora molti punti di incertezza rispetto alla reale applicabilità e al valore vincolante delle DAT. È tuttavia molto più probabile che le proprie volontà vengano rispettate se espresse in maniera esplicita e dettagliata, che non in caso contrario (fermo restando che nessuno è obbligato a redigere le DAT).

Al fine di garantire al tempo stesso una corretta conservazione e un’accessibilità controllata a tali documenti, che molti cittadini hanno già provveduto a stilare autonomamente, la Lista Civica Sei Merate, in data 29 febbraio 2016, ha presentato una mozione al Consiglio Comunale affinché anche presso il nostro Comune venga istituito un Registro delle Direttive Anticipate di Trattamento. Il regolamento proposto per l’implementazione di tale servizio ricalca quello già in vigore in diversi Comuni italiani, per garantire la massima tutela e privacy ai cittadini che vorranno usufruirne. Si tratta comunque di una bozza suscettibile di modifiche e aperta ai contributi ed alle migliorie che potranno venire da una discussione in Consiglio Comunale, che si auspica serena e costruttiva. Senza dimenticare che proprio dall’istituzione di tali Registri in un numero sempre maggiore di Comuni potrà venire l’impulso affinché si giunga ad una legislazione nazionale su un tema tanto delicato quanto importante.

Per approfondire e dibattere tali argomenti, Sei Merate invita tutta la cittadinanza ad un incontro pubblico, martedì 15 marzo, alle ore 20.45 presso la sede di Artee20 ai Bastioni – Area Cazzaniga, con i contributi di esperti di livello nazionale, quali il Prof. Valerio Pocar (avvocato e sociologo, past president della Consulta di Bioetica), il Prof. Paolo Cattorini (docente di Bioetica all’Università dell’Insubria) oltre a professionisti del territorio quali il Dott. Andrea Millul, medico responsabile del Reparto SLA della RSA Villa dei Cedri di Merate e la Dott.sa Laura Campanello, filosofa che da anni si occupa delle tematiche del fine vita.

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Sei Merate interroga sull’attuazione del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile

Dopo l’interrogazione sullo stato di attuazione del PGT che ha messo in luce le carenze dell’attuale amministrazione nel monitoraggio del principale documento di programmazione dell’ente comunale, prosegue l’approfondimento di SEI MERATE in relazione agli altri piani comunali che dovrebbero guidare l’azione dell’ente.

Il secondo documento ad essere preso in esame è il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) approvato dal Consiglio Comunale nel 2011 nell’ambito del cosidetto “Patto dei Sindaci”.

Il PAES rappresenta un documento di grande rilevanza, in quanto concorre a determinare le politiche energetiche che il Comune di Merate propone di adottare per il prossimo futuro, al fine di perseguire gli obiettivi definiti dal Patto dei Sindaci nella riduzione delle emissioni di CO2 del 20% entro il 2020.

Ci è sembrato importante prendere in esame il PAES proprio in considerazione delle allarmanti condizioni di inquinamento che anche quest’anno si sono registrate nella Provincia ed in particolare a Merate. Nel mese di gennaio la centralina ha registrato una concentrazione media di polveri sottili pari a 58 microgrammi per metro cubo (a fronte di un limite di 50 μg/mc). A dicembre la media meratese è stata addirittura di 78,2 μg/mc, caratterizzandosi come una delle peggiori città della Lombardia. Sebbene non sia risolutiva, l’attuazione del PAES potrebbe contribuire a migliorare una situazione che assume tratti sempre più preoccupanti“.

Attraverso l’interrogazione SEI MERATE intende dunque interrogare la Giunta per sapere perché in questi anni non sia stato effettuato alcun monitoraggio dell’attuazione del Piano e, soprattutto, se l’amministrazione intende portare a compimento le azioni previste nel Piano e ad oggi non ancora attuate o attuate solo in parte.

Tra queste: l’installazione di pannelli solari sugli edifici pubblici,  l’istituzione di progetti di mobilità sostenibile (bike sharing), la previsione di un parco di autoveicoli comunali da condividere (car sharing), l’istituzione di un servizio di trasporto pubblico per il collegamento fra Centro e Frazioni, le azioni di informazione e sensibilizzazione nei confronti dei cittadini e verso le Scuole sulle tematiche del risparmio energetico e dell’impiego di fonti rinnovabili.
Clicca per leggere il testo dell’interrogazione  Interrogazione PAES

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