Verde pubblico a Merate: c’è bisogno di uno strumento di gestione

La vicenda ex-Diana ha messo in luce in modo evidente l’inadeguatezza degli strumenti di gestione del verde in vigore presso il Comune di Merate. Da qui la proposta di un dispositivo che, da un lato, possa contribuire a fare chiarezza e a semplificare le norme per la gestione del verde pubblico e privato. Oggi chi deve potare un albero non sa se deve presentare il parere di un agronomo o se sia sufficiente una fotografia dello stato di fatto. E il sito comunale non dice proprio nulla a riguardo.
Dall’altro, uno strumento che consenta di determinare un programma organico di interventi di manutenzione, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio arboreo, oggi decisamente trascurato (si pensi al parco di Villa Confalonieri e alle varie capitozzature in giro per la città)

Clicca qui per visualizzare la mozione presentata dal gruppo di Sei Merate

Mozione Piano Regolatore verde urbano

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Area Diana e monitoraggio del PGT: quali strumenti a tutela del territorio?

Nei giorni scorsi Sei Merate ha presentato altre due interrogazioni che intendono mettere al centro del dibattito in sede di Consiglio Comunale le strategie di gestione del territorio, sulla cui tutela la recente vicenda del taglio degli alberi nell’ex area Diana e la mancata realizzazione del monitoraggio sullo stato di attuazione del PGT vigente (previsto a cadenza biennale dal Rapporto di Valutazione ambientale del gennaio 2012).

Clicca per leggere il testo delle due interrogazioni

20160105_Interrogazione ex area Diana

20160105_Interrogazione monitoraggio PGT

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Sei Merate interroga: via Forlanini, una questione (ancora) aperta

Attraverso un’interrogazione, Sei Merate torna sull’annosa questione della sistemazione di via Forlanini – via privata ad uso pubblico, sul cui inserimento nell’elenco delle strade di patrimonio comunale l’Amministrazione sembra aver cambiato idea, rinunciando all’acquisizione bonaria o all’esproprio previsti dall’atto di indirizzo del 2 aprile 2013.

Leggi qui il testo dell’Interrogazione via Forlanini

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Area Diana, noi la pensiamo così

Con riferimento a quanto sta accadendo in questi giorni all’interno dell’area ex-Diana, ci sentiamo di esprimere – al pari di tanti cittadini che in questi giorni hanno scritto al Vs giornale – il nostro sconcerto per il taglio indiscriminato delle essenze arboree, che non ha minimamente tenuto conto delle indicazioni dell’estensore della perizia ambientale, ma solo delle esigenze dell’impresa costruttrice.

Altrettanto disappunto suscitano però anche le pesanti accuse che vengono rivolte al nostro gruppo consigliare. Stupisce infatti constatare come nella ricostruzione puntuale effettuata dai Vs articoli, sia sfuggito che, in sede di approvazione del Piano Attuativo del progetto (Consiglio Comunale del 07/07/2014), Sei Merate abbia scelto l’astensione ed il nostro Consigliere Alessandro Pozzi abbia espresso chiaramente la propria preoccupazione per la sorte delle numerose piante presenti nel parco dell’ex area industriale oltre che per i tempi di realizzazione dell’area a verde pubblico prevista tra gli standard di qualità (cfr. verbale della delibera n. 40 del 7/7/14).

A fronte di scelte che mostrano ogni giorno più chiaramente quali “danni collaterali” possa comportare la filosofia del “ciò che non è espressamente vietato è lecito” – esplicitata fin dal discorso di insediamento del Sindaco – il nostro gruppo consigliare non ha mai inteso né intende restare silente, ma portare piuttosto la discussione nella sede opportuna, quella della Commissione Ambiente e Territorio, attraverso lo strumento di un’interrogazione, approfondita e circostanziata, che verrà depositata già nei prossimi giorni.

Sin dall’inizio del mandato Sei Merate sta cercando di sollecitare la Maggioranza sui temi importanti per la nostra città, quali la ristrutturazione della biblioteca, il mantenimento di un alto livello qualitativo del Mandic, la tutela delle aree verdi (anche in vista della revisione del PGT) ed il tema dell’accoglienza e della presa in carico delle fasce deboli. Su questi temi non intendiamo prescindere e continueremo a tenere alta l’attenzione.merate_diana_villa3

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IL MALRIUSCITO TENTATIVO DI CELARE GLI ATTI AI CONSIGLIERI GETTA QUALCHE SOSPETTO SULLE REALI INTENZIONI DELL’AMMINISTRAIZIONE NELLA VARIANTE AL PGT

A seguito della Commissione Urbanistica di lunedì scorso, intendiamo rimarcare il nostro disappunto rispetto alle modalità con le quali l’Assessorato competente sta procedendo nell’iter di variante al PGT.

Nella fattispecie stigmatizziamo la mancata trasmissione ai componenti della Commissione Urbanistica (chiamati a monitorare tale iter) delle “Osservazioni al Rapporto preliminare” redatte dalla Provincia in data 3 settembre u.s., con le quali i tecnici provinciali chiedono conto dell’inserimento nel perimetro del Tessuto Urbano Consolidato (TUC) di alcune aree classificate nel Piano delle Regole come “aree agricole di valenza paesistica” e nel PTCP come “ambiti agricoli” per un complesso di oltre 100.000 mq.

L’inserimento di queste aree all’interno del TUC comporterebbe nei fatti la loro declassificazione da aree agricole ad aree “di trasformazione urbana”, termine in prima istanza impiegato nel rapporto, con il concreto rischio di eludere i dettami della legge regionale 31/2014 che impedisce nuove costruzioni su suolo agricolo.

Riteniamo inaccettabile che un documento di siffatta importanza, che avrebbe reso opportuna la convocazione di un’apposita seduta della Commissione, non solo non sia stato trasmesso ai componenti della Commissione, ma neppure sia stato caricato sul sito internet del Comune di Merate, al pari degli altri documenti riguardanti la variante al PGT.

Nella corso della Commissione, l’Assessore Vivenzio ha detto che “non si devono fare processi alle intenzioni”. L’Assessore ha ragione, ma riconoscerà anche lui -che è uomo di buon senso- come il mal riuscito tentativo di celare gli atti ai consiglieri desti ora qualche sospetto sulle reali intenzioni dell’Amministrazione nella variante in atto.

Tanto di cappello, dunque, al consigliere Valli per aver “scovato” le osservazioni della Provincia. Peccato però che, nonostante il suo ruolo di Presidente della Commissione, abbia preferito “tentare lo scoop” (peraltro riuscitissimo) anziché condividere preventivamente gli atti con gli altri commissari, come la sua funzione istituzionale avrebbe richiesto.

Per quanto ci riguarda, stiamo affrontando questo percorso con serietà, entrando nel merito di ogni specifica scelta, e lo stiamo facendo con spirito di lealtà istituzionale, come doveroso come quando si trattano decisioni riguardanti il futuro della città. Ci tocca purtroppo rilevare come non tutti affrontano la questione con questo spirito.

Ribadiamo dunque la nostra preoccupazione per l’inserimento nel Tessuto Urbano Consolidato di molte aree agricole, la cui sorte potrebbe tristemente essere modificata nella revisione del PGT in programma nel 2017 e, da parte nostra, faremo il possibile affinché ciò non accada.

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Variante al PGT: i nostri punti fermi

Nel programma elettorale con il quale Sei Merate si è presentata alle elezioni del maggio 2014 era scritto a chiare lettere come “le scelte connesse alla revisione del PGT dovranno essere indirizzate ad una decisa pausa di riflessione rispetto allo sviluppo della città innestato con i precedenti PRG ed orientate alla qualità piuttosto che alla quantità degli interventi ed alla minimizzazione del consumo di suolo”. Ed è in quest’ottica che -pur dall’opposizione- Sei Merate intende guardare alla revisione attualmente in atto, portando un contributo che metta al primo posto la salvaguardia del territorio ed il recupero del patrimonio esistente.

Sebbene la revisione del PGT sia un percorso ancora lungo (dovrebbe vedere la fine solo nella primavera del 2016), è comunque maturo il tempo per esprimere alcune considerazioni, senza pretese di esaustività, su quegli aspetti che -più di altri- rappresentano degli elementi potenzialmente critici sul piano urbanistico e ambientale.

Possibilità edificatorie in aree agricole

Molte delle 78 istanze presentate da privati richiedono la possibilità di rendere edificabile un terreno agricolo. Sebbene sia errato considerare tutte queste istanze alla stessa stregua, riteniamo che il meratese sia già stato pesantemente sacrificato negli scorsi decenni e che la nostra città non abbia oggi bisogno di nuove urbanizzazioni. Molti, anzi, sono gli immobili sfitti che necessiterebbero una riqualificazione. Indipendentemente dalla legge regionale sul consumo di suolo (legge 31/2014) che inibisce la possibilità di nuove costruzioni su terreni agricoli, su questo punto la nostra posizione è chiara e sostiene il respingimento di quelle istanze che propongono cambi di destinazione d’uso da agricolo ad edificabile.

Possibilità di insediare FC1 (esercizi pubblici) in zone residenziali (R1)

Due delle istanze presentate (la numero 23 e la numero 51) chiedono la possibilità di considerare tra le funzioni compatibili delle zone residenziali (classificate come R1) anche gli esercizi pubblici FC1). L’attuale PGT, pur vietando l’insediamento di esercizi di somministrazione di cibi e bevande nelle zone R1, ne consente comunque la realizzazione in una quota pari al 30% della superficie del comparto.

Pur comprendendo le necessità di coloro che operano in questo settore, riteniamo che un’eccessiva deregolamentazione delle attività FC1 possa comportare problemi -peraltro già osservati in altre zone della città- per via della coesistenza di interessi contrapposti (nella fattispecie, quelli degli avventori dei locali e quelli dei residenti). E’ per tali ragioni che esprimiamo le nostre perplessità all’insediamento di esercizi pubblici in zone R1, a meno che la realizzabilità venga subordinata ad una precisa delimitazione degli orari di apertura degli esercizi alle sole ore diurne.

Cambi di destinazioni d’uso da produttivo a commerciale

Complice anche il periodo di crisi economica, numerose sono le istanze che richiedono una trasformazione della destinazione d’uso di immobili oggi a vocazione produttivo-artigianale (molti dei quali ubicati lungo l’asse di via Bergamo) in edifici commerciali o terziari-direzionali. Sebbene sia necessario valutare situazione per situazione, anche in questo caso avvertiamo i rischi che può comportare un’eccessiva deregolamentazione del comparto. Nello specifico: preoccupazioni di natura urbanistica (possibile incremento del traffico in una zona già satura, carenza di parcheggi, accessibilità dei lotti, ecc.), di ordine pubblico (la proposta di revisione prevede funzioni FC8 – “intrattenimento-sale gioco” nel tessuto produttivo e commerciale!), ma anche culturale (siamo certi che il manufatturiero meratese sia “morto”?).

Pur non essendo aprioristicamente contrari a consentire limitate modifiche alle destinazioni d’uso di alcuni edifici (che altrimenti chiuderebbero, se ancora attivi, o avrebbero scarse probabilità di essere recuperati, se inattivi) riteniamo importante indicare alcuni punti fermi dai quali a nostro avviso non si dovrebbe prescindere. Tra questi: l’impossibilità di cambi di destinazione d’uso che prevedano l’insediamento di funzioni FC8 (sale gioco e locali di intrattenimento); il recupero totale degli oneri “non versati” (al pari del commerciale) e l’adeguamento degli standard, che la funzione commerciale sia percentualmente limitata rispetto alla slp e che venga concessa solo in presenza di adeguata accessibilità delle aree (non accesso diretto sulla provinciale, ma presenza di strade di arroccamento) e adeguata dotazione di parcheggi.

Recupero edifici storici e tipologia di funzioni insediabili

Alcune istanze (tra le quali la istanza numero 11, che interessa alcune pertinenze di Villa Subaglio) chiedono la possibilità di recuperare alcuni immobili accessori, oggi in stato di abbandono, ai fini di insediarvi funzioni residenziali o ricettive. Un cambio di destinazione d’uso di queste pertinenze si rende necessario per far fronte agli elevati costi di gestione e manutenzione che caratterizzano immobili di pregio e consentirebbe di recuperare pertinenze oggi prossime al crollo. In linea di principio non vediamo particolari condizioni ostative all’accoglimento tali richieste, purché l’intervento sia oggetto di un Piano di Recupero volto alla riqualificazione del tessuto urbanistico/edilizio esistente, la sovrintendenza dia parere positivo al progetto (peraltro vincolante per legge), i volumi previsti non vengano alterati e siano verificati gli accessi e la disponibilità di parcheggi, per evitare di caricare eccessivamente le vie limitrofe.

In generale, riteniamo che ci si debba porre con una visione di conservazione del territorio ma senza impedire quelle trasformazioni che si rendono necessarie per non perdere il patrimonio esistente che potrebbe svolgere una importante funzione per la Città. La nostra posizione sarà quindi molto netta e rigida rispetto a nuove occupazioni di territorio e, invece, disponibile rispetto a istanze che mirino alla trasformazione e alla creazione di opportunità, ma solo dopo una positiva verifica dell’esistenza di condizioni di vivibilità e accessibilità.

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Lodo LRH: tra pareri e arbitrato il Comune ha già speso 100.000€

Ancora una volta esprimiamo la nostra più ferma critica alla Giunta Massironi in merito alle costose conseguenze derivanti dall’aver testardamente perseguito (unico tra gli 86 Comuni soci!) il progetto di far uscire Merate da Lario Reti Holding, con l’aspettativa di farsi liquidare le proprie quote di società.

l dispositivo espresso nel giugno scorso dal Collegio arbitrale aveva condannato Merate a farsi interamente carico dei costi di giudizio (44.000€) e a rifondere LRH delle spese legali  (20.000€), cifre che vanno a sommarsi ai 15.000€ sostenuti da Merate per la propria difesa.

Se a questo si aggiungono anche i 19.500€ spesi in pareri legali in merito alla pronuncia della Corte dei Conti (anch’essi attribuiti, seppur legittimamente, non con bandi ma con incarichi fiduciari), la testardaggine del Sindaco è costata ai contribuenti meratesi ben 100.000€, pari a 16€ per ciascuna famiglia.

A nome delle famiglie meratesi chiediamo dunque a Massironi di interrompere questo stillicidio economico e di non procedere ad ulteriori azioni legali che rischiano peraltro di avere un esito altrettanto negativo per Merate.

Purtroppo, le bellicose dichiarazioni fatte dal Sindaco in Consiglio comunale di voler ricorrere in appello rischiano invece di prospettare ulteriori spese a carico delle tasche dei contribuenti  e rappresentano un’ulteriore dimostrazione della fallimentare politica del centrodestra meratese in materia di gestione delle società pubbliche.

Auspichiamo che Massironi fermi questo stillicidio e inauguri una stagione di dialogo.

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